Recensione di Elisabetta Bolondi
Autore: Hustvedt Siri
Titolo: Quello che ho amato
Editore: Einaudi 2004
Difficile e intenso questo bel romanzo della moglie di Paul Auster, ambientato a New-York negli anni 1975-2000 fra artisti, galleristi,scrittori, critici d'arte che vivono il loro quotidiano fatto di rapporti di amore, amicizia, rivalità, odio, desiderio, in una lunga anlisi della società più progressista della parte più liberal dell'America contemporanea. Le due coppie descritte, l'artista Bill e le sue due mogli, Lucille e Violet, e poi il narratore Leo con la moglie Erica, e i loro figli, Mark e Matthew, ci raccontano intrecci faticosi e percorsi di vita accidentati con grande chiarezza ed onestà; l'autrice non ha paura di smascherare i luoghi comuni e ci pone di fronte a drammi umani e psicologici che i vari personaggi devono affrontare con forza che sopratutto nelle ultime pagine diventa struggente malinconia. Alcune pagine del romanzo sono strazianti, soprattutto nella descrizione minuziosa della devastazione causata dalla morte improvvisa ed imprevedibile del piccolo Matt, il figlio amato e precocemente perso.Una lingua raffinata, colta, ma anche lineare, come pure tutta la struttura del libro, che segue cronologicamente i fatti narrati rendono la lettura piacevole, anche se molte delle pagine rivelano un dolore che sembra travalicare quello dei fatti narrati e ci mostrano la profonda sensibilità culturale ed affettiva dell'autrice.
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