Recensione di Elisabetta Bolondi
Autore: Albinati Edoardo
Titolo: Maggio selvaggio
Editore: Mondadori 1999
Il diario di un anno come insegnante di italiano nel carcere di Rebibbia, scritto dal romanziere Albinati con il pathos di chi è consapevole di star vivendo una esperienza umana e professionale molto particolare di cui sente l'urgenza di dar conto ad un ideale pubblico di lettori , che siano in grado di capire la disperazione, il senso di impotenza, il desiderio frustrato di condivisione che scatta nel professore nei confronti dei suoi studenti. Ecco allora succedersi pagine diverse: resoconti di vita carceraria, episodi di vita dentro la scuola del carcere, come in una scatola cinese, dove il regime carcerario si insinua in un altro regime coatto che è quello scolastico: Albinati entra a Rebibbia con la sua cartella di lavoro e viene perquisito da guardie che controllano i compiti in classe degli alunni detenuti, e lui a sua volta dovrà porsi come carceriere degli iscritti alla scuola....ecco allora che il professore comincia a somatizzare provando disturbi analoghi a quelli dei detenuti, di cui condivide spesso cibi, caffè, ricreazione. Il libro si legge con difficoltà, data la durezza che l'autore non ci risparmia soprattutto nella analitica descrizione dei disturbi dovuti alla reclusione. Straordinarie le pagine in cui i successi professionali si misurano nell'entusiasmo manifestato per certi momenti della didattica negli occhi di pericolosi criminali, tutti uguali di fronte alla lettura di un brano letterario, alla scrittura di una riflessione profonda, all'emozione suscitata da una poesia. (2003)

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