Recensione di Elisabetta Bolondi
Autore: Faber Michel
Titolo: Il petalo cremisi e il bianco
Editore: Einaudi Stile Libero 2003
L'unico vero ptoblema di questo romanzo di grande successo è la lunghezza :oltre novecento pagine richiedono molto tempo e molta dedizione, anche perchè, pur essendo un libro di spessore, pieno di descrizioni minuziose e documentatissime, resta fermo ad un unico triangolo di personaggi intorno ai quali si scava ma che restano immobili, come li abbiamo conosciuti nelle prime pagine del romanzo. La prostituta Sugar, diciannovenne dai capelli rossi e dal corpo androgino, precocemente colta e dotata di una intelligenza maschile, riece a far innamorare di sè il bolso e poco fascinoso William Rackham , in procinto di ereditare una fabbrica di profumi che presto, con l'aiuto della sagace e disinvolta Sugar, ormai uscita dal bordello e sistemata in una dignitosa mansion londinese, diventerà un delle più note industrie del settore.
Se Sugar è il petalo cremisi, Agnes, la soave e delicata moglie di Rackham, è il petalo bianco. Questa fragile ed eterea creatura è in realtà gravemente ammalata, ma il suo tumore cerebrale si manifesterà come una progressiva follia che, nella rigidissima Londra vittoriana, siamo nel 1875, costituisce uno scandalo insopportabile; mentre il marito ne progetta la deportazione in manicomio, Sugar la farà fuggire verso uno sconosciuto destino, forse di morte.Il finale del libro è ancora una sorpresa.Scritto dunque con grande maestria tecnica,il romanzo è alla fine meno appassionante di quanto prometteva anche se la ricostruzione impagabile di ogni singolo aspetto della città, i suoi odori, il clima, il traffico, il lavoro domestico e quello in fabbrica, soprattutto il destino delle donne, lo rendono oltremodo interessante.
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