Recensione di Elisabetta Bolondi
Autore: Sharpe Matthew
Titolo: Gli Schwartz
Editore: Einaudi 2005
Una famiglia di ebrei del Connecticut sono i protagonisti della storia che ci racconta in questo romanzo di iniziazione il giovane Sharpe: Chris e Cathy, 18 e 17 anni, hanno un padre, Bernie, che a causa di un ictus perde le facoltà intellettive e deve essere rieducato a vivere; i due ragazzi, diversi e in antagonismo fra loro, dovranno dividere il loro patrimonio affettivo: l'amico nero di Chris, Frank Dial, diventerà il ragazzo di Cathy; la dottoressa che cura Bernie, Lisa Danmeyer, sarà l'oggetto d'amore di Chris; la madre dei ragazzi, Lila, fuggita in California da un marito che non ama, si riunirà in qualche modo al nucleo familiare attraverso l'unione con Moe, il padre di Lisa. Insomma una storia circolare in cui adolescenza, affetti familiari, sessualità, religione, rapporti genitori figli, temi razziali, si incrociano in una caleidoscopica vicenda che ci trasporta dal Connecticut alla California, dall'ospedale neurologico alla high school dei ragazzi per la festa di Halloween, da un centro di solidarietà per donne maltrattate, ai quartieri neri di città periferiche. Si è parlato di paragone col Giovane Holden, mi sembra un paragone azzardato, tuttavia la lettura del romanzo è un'altra tessera del puzzle che i numerosissimi giovani scrittori americani ci danno per raccontarci una società sempre più complessa e perturbante.Come sempre la scrittura è efficace, l'ironia tagliente, il ritmo giusto, come in quasi tutti gli scrittori della nuova generazione, particolarmente attenti allo stile.

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