Recensione di Elisabetta Bolondi
Autore: Coe Jonathan
Titolo: Donna per caso
Editore: Feltrinelli 2003
Maria è la protagonista di questo duro breve romanzo di Coe, che viene seguita dall'ironico ma coinvolto narratore, quasi un doppio dell'autore, lungo tutta la sua esistenza. Si comincia dalla fine del liceo, quando Maria viene ammessa ad Oxford, e la si segue con attenzione a momenti quasi ossessiva per lunghi anni: ecco Maria studiare, fare poche amicizie, vivere male l'amore e il sesso, sposarsi con un orrendo individuo, avere un figlio, separarsi, cambiare città e lavoro, vivere insomma tutta una gamma di esperienze con un distacco, una casualità che indicano che lei sembra non scegliere mai, ma piuttosto subire ciò che la società e più in generale la vita, le riservano senza che lei sappia opporre barriere o dinieghi anche quando appare evidente che sta infilandosi in un vicolo cieco. La scrittura di Coe è terribilmente tagliente, nulla ci viene risparmiato, la vita di Maria viene sezionata impietosamente. Solo a metà del libro per esempio il narratore onnisciente ci rivela che la sfigatissima Maria è in realtà una bella donna, anche se l'antipatia che tutti le riservano avrebbero fatto pensare ad una persona anche di aspetto, non solo di carattere, insignificante. Certe pagine di questo romanzo fanno pensare alle tristissime ambientazioni di Ken Loach, altro grande artista in grado di descrivere con efficacia di immagini lo squallore di certe esistenze di giovani nell'odierna Inghilterra.
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